{"id":109146,"date":"2022-04-08T13:02:43","date_gmt":"2022-04-08T11:02:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=109146"},"modified":"2022-04-08T13:02:43","modified_gmt":"2022-04-08T11:02:43","slug":"amaro-medicinale-divenuto-un-piacere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=109146","title":{"rendered":"Amaro, il medicinale divenuto un piacere"},"content":{"rendered":"<p>Un fine pasto tipicamente italiano. Un piacere mentalmente digestivo (solo mentalmente per quanto ci riguarda, visto che abbiamo molte perplessit\u00e0 sulla funzione di acceleratore digestivo di un prodotto che comunque sviluppa circa 30\u00b0 alcolici) ma comunque un piacere che aiuta a generare relax e appagamento (sia esso mentale o fisico) che gi\u00e0 bastano comunque a renderlo un prodotto vincente per chi ne apprezza gusto e struttura. La storia dell\u2019Amaro va fatta risalire all\u2019epoca ellenica e persino Ippocrate, padre della medicina moderna occidentale, era solito curare i suoi pazienti con infusi di erbe ed alcool. A far avanzare per\u00f2 le ricerche e gi studi in questo settore, furono gli alchimisti islamici nell&#8217;epoca dei Califfati. Intorno all&#8217;anno 1000 infatti, il medico persiano Avicenna, filosofo e matematico, perfezion\u00f2 l\u2019efficacia dei decotti e degli infusi fino ad arrivare alla distillazione, una scoperta veramente fondamentale che inizi\u00f2 a cambiare il corso delle cose in quest\u2019ambito. Furono i Romani, successivamente, a perfezionare poi la macerazione nell\u2019 alcool per le bevande di piacere: il Limoncello, ad esempio, nasce utilizzando i limoneti dell\u2019antica citt\u00e0 di Pompei e della Costiera Amalfitana in una sorta di concetto antesignano del prodotto a \u201cchilometro zero\u201d. Nello sperduto ed articolato mondo dell\u2019Amaro, vi \u00e8 da sempre la ricerca continua e costante della giusta combinazione di spezie, erbe officinali, botaniche e fiori e proprio l&#8217;evoluzione di queste prime ricerche, ha fatto s\u00ec che si ottenesse nel corso dei secoli, un&#8217;ampia gamma di Amari da degustare. Intorno all&#8217;anno 1100 in Italia venne fondata la Scuola Medica di Salerno che studi\u00f2 attentamente tutti gli scritti e le antiche pergamene degli alchimisti arabi e da questi testi vennero recuperati nuovi metodi di distillazione come l\u2019alambicco continuo a colonna, utilizzato ancora oggi per preparare le prime Acquaviti di qualit\u00e0. Non possiamo non citare un episodio che nel 1300 vide protagonista l\u2019Alchimista Arnaldo da Villanova che per primo cre\u00f2 un Amaro fatto di infusi di erbe che cur\u00f2 i calcoli renali nientedimeno che a Papa Bonifacio VIII: la cura ebbe una eco mondiale tale, che per anni la medicina italiana approfond\u00ec lo studi\u00f2 delle propriet\u00e0 curative di erbe e radici per trovare nuove cure a vari malanni. Un esempio di questa ricerca \u00e8 il \u201cCenterbe\u201d, un amaro fatto con erbe aromatiche nell&#8217;Abbazia di San Clemente a Casauria, nell&#8217;entroterra abruzzese, che veniva usato nel Basso Medioevo per curare addirittura la malaria. Nel 1500 poi, nella storica officina farmaceutica della Famiglia dei Medici di Santa Maria Novella a Firenze, nacque quello che veniva definito il \u201cLiquore dei Medici\u201d: l\u2019Alchermes. Si trattava di un amaro composto di alcool puro, zucchero, acqua di rose, fiori, cocciniglia (un insetto utilizzato principalmente come colorante), spezie ed agrumi. L\u2019\u201dAlchemers\u201d fu reso famoso in Europa da Caterina dei Medici durante il Rinascimento, il periodo del bello e del buon vivere. Gli infusi cominciarono ad essere assunti per la loro piacevolezza e non solo per le loro propriet\u00e0 mediche e gli amari cominciarono ad essere apprezzati in tutta Europa. Nel 1737, nacque in Savoia lo \u201cChartreuse Vert\u201d, da una ricetta segreta dei monaci di Grenoble, che rappresent\u00f2 il primo liquore amaro della storia pensato per il piacere. Rimanendo in Italia, dunque, i grandi amari cominciano ad essere poi prodotti acquisendo sempre pi\u00f9 notoriet\u00e0 dopo l\u2019Illuminismo, grazie allo sviluppo della classe borghese, per poi trionfare nell\u2019Ottocento. Nel 1848, in un bar nei pressi del teatro la Scala di Milano, Ausano Ramazzotti serv\u00ec per la prima volta uno dei primi amari commerciali italiani, il cosiddetto Amaro Ramazzotti, diventando la bevanda della Milano bene. Bernardino Branca, con una visione pi\u00f9 imprenditoriale, deposit\u00f2 nel 1845 una ricetta segreta: quella dell\u2019Amaro Fernet Branca. A causa delle lungaggini burocratiche, la bevanda fu disponibile solo nel 1862 ma la produzione venne fatta in larga scala con l\u2019obbiettivo di una vendita a livello globale. Oggi la produzione del Fernet Branca avviene quasi tutta in Argentina. Intorno al 1920 l\u2019Amaro Montenegro, di origine bolognese, venne creato da Stanislao Cobianchi che lo dedic\u00f2 alla principessa del Montenegro alla quale si deve il nome: all&#8217;epoca venne reso famoso grazie alle<\/p>\n<p>sbornie degli intellettuali che frequentavano i salotti bolognesi, tra cui Gabriele D\u2019Annunzio che ne parla nei suoi diari. Non possiamo poi non menzionare ci\u00f2 che accadde in Basilicata nel 1894: venne creato l\u2019Amaro Lucano in provincia di Matera in una piccola pasticceria nella contrada Pisticci ad opera di Pasquale Vena. L\u2019Amaro ebbe una risonanza a livello nazionale perch\u00e9 fu scelto da Vittorio Emanuele III come bevanda alla corte dei Savoia e per questo sulle bottiglie si vede ancora la croce svizzera, stemma della nobile famiglia italiana. Ennesima eccellenza italiana, dunque, ma soprattutto storia di un prodotto nato come medicinale per il corpo e diventato nel tempo ristoro e piacere per la mente. Prosit!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un fine pasto tipicamente italiano. 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