{"id":110886,"date":"2022-05-15T16:56:17","date_gmt":"2022-05-15T14:56:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=110886"},"modified":"2022-05-15T16:56:17","modified_gmt":"2022-05-15T14:56:17","slug":"tartufo-gioiello-naturale-della-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=110886","title":{"rendered":"Tartufo, gioiello naturale della Terra."},"content":{"rendered":"<p>Un diamante incastonato nella terra a simboleggiare, semmai ce ne fosse bisogno, l\u2019altissimo livello di prodotti che Madre Natura \u00e8 in grado di offrire all\u2019uomo se rispettata e lasciata partorire nella sua spontaneit\u00e0 e senza inquinanti storture o artifizi umani. Principe regnante a Tavola, \u00e8 in grado di trasformare e caratterizzare come nessun altro prodotto della Terra la preparazione di un piatto, anche il pi\u00f9 semplice. La storia della sua classificazione e del suo impiego alimentare \u00e8 molto antica. Chi non ha mai sentito parlare di Naturalis Historia, testo scritto da Plinio il Vecchio e di grande rilievo storico e ancora oggi impiegato al fine di riconoscere le varie piante attraverso tutto ci\u00f2 che la Natura offre all\u2019alimentazione umana: quando si parla di forme spontanee, si parla approfonditamente anche di \u201cTartufo\u201d. Nella Storia, le invettive non sono mai mancate e nel I secolo d.C., Plutarco pensava che il fungo denominato come Tuber Terrae (tubero della terra) potesse nascere grazie a tre elementi naturali: fulmini, acqua, calore. Dietro questa visione per\u00f2, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 che altro una leggenda il cui protagonista sarebbe stato niente meno che Giove che lo cre\u00f2 scagliando un fulmine ai piedi di una quercia che, a sua volta, avrebbe \u201cgenerato\u201d il tubero. Leggende a parte, il tartufo \u00e8 utilizzato da sempre come alimento ed \u00e8 sempre stato un cibo apprezzato particolarmente sulle tavole della nobilt\u00e0 e della Chiesa che ne lasciarono varie testimonianze descrittive scritte. L\u2019aroma del tartufo rappresentava una specie di quintessenza che si sosteneva provocasse un effetto estatico sulle persone e si comprende come tra mito, giudizi particolari e storie narrate nel tempo, questo prodotto della Terra abbia acquisito una sua fama precisa che certamente ha contribuito (assieme alle sue reali caratteristiche particolari e uniche tra i tuberi) ad evidenziarne la fama. Nel periodo del Rinascimento, sono stati innumerevoli gli autori che hanno trattato il tema del Tuber Terrae, tra questi Pietro Aretino che diede vita a molte epistole al riguardo nel 1520. Sicuramente non possiamo non citare un altro nome, quello di Alfonso Ceccarelli che scrisse un libro dedicato al tartufo dal titolo \u201cOpusculus de tuberis\u201d: la data era quella del 1564 ed in questo scritto vennero riassunte le informazioni di alcuni importanti naturalisti greci e latini con l\u2019aggiunta di diversi aneddoti storici connessi al tubero. Oggi l\u2019Italia \u00e8 tra i Paesi con la pi\u00f9 alta produzione ed esportazione a livello mondiale di tartufi. Tra le Regioni nelle quali questo tubero della terra \u00e8 maggiormente presente in quantit\u00e0 assai alte, spicca senz\u2019altro l\u2019Abruzzo: l\u2019economia per\u00f2, come noto, non va a braccetto con la terra automaticamente e ci\u00f2 significa che, sebbene l\u2019Abruzzo sia ancora oggi la Regione col maggior numero di tartufi, tanti fattori non ne fanno la prima Regione per competizione sul prodotto. Per ci\u00f2 che riguarda la promozione del prodotto e il comparto del turismo eno-gastronomico che mette al suo centro proprio questo tubero, infatti, ci sono Regioni molto pi\u00f9 competitive (si pensi al Piemonte\u2026). Analizzando la produzione e raccolta del tartufo, notiamo che, a partire da tempi recenti, il tartufo viene anche coltivato, per soddisfare una richiesta importante di una fetta di mercato e deliziare anche i palati pi\u00f9 esigenti. Affiancata alla raccolta del tubero naturale, la coltivazione dei tartufi, oggi, trova estensione in tutta la Penisola, ma la coltivazione consente (ovviamente) un tipo di raccolta diversa, limitata ad uno spazio circoscritto, dove la natura non \u00e8 pi\u00f9 qualcosa nella quale immergersi e dove passare ore accompagnati dal cane di fiducia preparato a reperire il nobile tubero. Nella raccolta da coltivazione per\u00f2 \u00e8 possibile raccogliere tutte le specie utilizzate in campo gastronomico e la coltivazione prevede un calendario preciso per la raccolta, anche se alcune tipologie di tartufo possono venir colte tutto l\u2019anno. Sempre attraverso questa forma di produzione, \u00e8 possibile sopperire ai periodi di assenza di un tartufo, con il prodotto precedentemente surgelato o confezionato. Dando uno sguardo alle tipologie di tartufo presenti in Italia, notiamo che le caratteristiche pedo climatiche del Belpaese, permettono la nascita e lo sviluppo di diverse variet\u00e0 di tartufo da raccogliere e come detto in precedenza, l\u2019Abruzzo \u00e8 la Regione di eccellenza dove \u00e8 possibile reperire tutte le specie pi\u00f9 rilevanti del tubero. Le specie maggiormente raccolte sono: il tartufo nero pregiato (tuber melanosporum), il tartufo bianco (tuber magnatum pico), il tartufo nero invernale (tuber brumale), il tartufo nero estivo (tuber aestivum), altrimenti definito come Scorzone, ed il tartufo uncinato (tuber uncinatum chatin). Ci piace molto evidenziare anche come il rapporto tra Uomo e Animale, raggiunga in quest\u2019ambito soprattutto, una significativa valenza collaborativa: l\u2019immagine va subito ai cani, utilizzati come fantastici scopritori di tartufo attraverso quello che per loro \u00e8 solo un gioco dalla ricompensa sicura. Forse non tutti sanno per\u00f2, che tradizionalmente, e nella storia di questo tubero, la raccolta in natura veniva un tempo inizialmente effettuata facendosi accompagnare da un maialino. La scelta poi di cambiare metodo affidandosi al cane, avvenne nel secondo dopoguerra, e fu dovuta al fatto che la gestione dell\u2019istinto alimentare del maiale, lo portava ad addentare il tartufo trovato rovinandone spesso la consistenza o addirittura facendolo svanire tra le sue fauci: questa situazione, unita al maggiore e naturale affaticamento nel maialino, fece propendere la bilancia verso un cambiamento, legando la scelta anche al fatto che, come noto, un cane non sviluppa stanchezza solo dopo moltissime ore. Attualmente in Italia vengono impiegati esclusivamente cani addestrati a tale obiettivo di raccolta e non esistono razze particolari che vengono impiegate per reperire i tartufi ma, al contrario ed in termini generali, \u00e8 interessante notare come vengano scelti proprio dei meticci di piccola taglia. Nel finale di questo approfondimento, ci permettiamo di lasciarvi una curiosit\u00e0 che abbiamo voluto riservare sul nome \u201cTartufo\u201d: pare che il termine derivi dalla somiglianza che nel Medioevo si riconosceva tra questo tubero e il tufo, roccia porosa tipica del Centro Italia. Storia dunque, e tante curiosit\u00e0 intorno ad un prodotto che non incontra sempre il gusto di tutti, anche a causa del forte odore idrocarburico che sprigiona, ma che certamente rappresenta una delle pietre pi\u00f9 preziose dell\u2019italica \u201cparure\u201d delle grandi eccellenze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un diamante incastonato nella terra a simboleggiare, semmai ce ne fosse bisogno, l\u2019altissimo livello di prodotti che Madre Natura \u00e8 in grado di offrire all\u2019uomo se rispettata e lasciata partorire nella sua spontaneit\u00e0 e senza inquinanti storture o artifizi umani. 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