{"id":112810,"date":"2022-06-26T00:00:08","date_gmt":"2022-06-25T22:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=112810"},"modified":"2022-06-26T00:00:08","modified_gmt":"2022-06-25T22:00:08","slug":"tartufo-diamante-commestibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=112810","title":{"rendered":"Tartufo, diamante commestibile"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 chi indossa gioielli e chi preferisce mangiarli. Possibile? Possibile. Al di l\u00e0 dell\u2019aspetto materialmente economico necessario per potersi cibare di tale preziosit\u00e0, qui si tratta di un viaggio emozionale che cambia a seconda di come lo si utilizza a tavola: tanti sono gli abbinamenti e le modalit\u00e0 di servirlo, ma il ricordo che genera al palato va al di l\u00e0 del suo valore perch\u00e9 genera un ricordo, un\u2019esperienza gustativa che ti rapisce e che ti inebria per la sua incredibile particolarit\u00e0. Di cosa parliamo? Naturalmente del tartufo italiano. Prezioso fungo ipogeo, ha origini antichissime se si pensa che alcuni studiosi ritengono che questo raro prodotto della terra era gi\u00e0 conosciuto, e consumato, al tempo dei Sumeri (mischiato a vegetali e legumi) e dei Babilonesi (IV-II millennio a.C.). La prima vera testimonianza diffusa in Europa, la si pu\u00f2 trovare addirittura nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Gli aneddoti riportati, hanno rivelato che il tartufo, in latino denominato terrae tuber (escrescenza della terra) o semplicemente tuber, era molto apprezzato a tavola dagli antichi Romani che ne avevano copiato l\u2019utilizzo culinario dagli antichi Etruschi. Anche i Greci usavano il tartufo nella loro cucina, come dimostrato dal filosofo Plutarco di Cheronea che tramand\u00f2, a quei tempi (I secolo d.C.), l\u2019idea che il raro e pregiato fungo nascesse dalla combinazione di alcuni elementi naturali come acqua, calore e fulmini. Da questa teoria prese spunto il poeta Giovenale secondo il quale l\u2019origine del tartufo si deve ad un fulmine scagliato dal padre degli Dei, Giove, in prossimit\u00e0 di una quercia. Oltre a ci\u00f2, dato che Giove era famoso per la sua prodigiosa attivit\u00e0 sessuale, il tartufo veniva considerato altamente afrodisiaco. In base a questo suo potere un\u2019altra leggenda narra che il tartufo fu dedicato dai pagani alla dea Venere. Nonostante il prezioso fungo fu trattato da studiosi, filosofi e poeti, l\u2019origine del tartufo non fu mai stabilita. Ecco perch\u00e9 la scarsissima conoscenza unita alle credenze popolari, fece pensare del tartufo come ad un\u2019escrescenza degenerativa del terreno e nel corso degli anni come cibo del diavolo o delle streghe. Nel Medioevo invece, del tartufo se ne perde traccia fino a quando non ricompare nell\u2019et\u00e0 rinascimentale tra le tavole delle nobili Caterina de\u2019 Medici e Lucrezia Borgia, oltre che nei banchetti pi\u00f9 prestigiosi d\u2019Europa. Il primo vero trattato, riguardante interamente il tartufo, lo si deve al medico umbro Alfonso Ciccarelli scritto nel 1564 dal titolo \u201cOpusculus de tuberis\u201d. Nello stesso secolo, inoltre, Andrea Cesalpino nomina per la prima volta i tartufi tra i funghi. Nell\u2019Europa di questo periodo, il tartufo veniva anche denominato \u201caglio del ricco\u201d, a causa del suo leggero odore riconducibile alla pianta oltre a trovarne in quantit\u00e0 notevoli. In Piemonte, nel 1600, se ne faceva un consumo rilevante per imitare quelli della Francia. A differenza dello stato transalpino, dove si trovavano quelli neri, nella regione piemontese si consumavano quelli bianchi. Un secolo pi\u00f9 tardi, il tartufo bianco piemontese era considerato da tutte le corti europee come una delle cose pi\u00f9 pregiate: la ricerca del tartufo, infatti, era considerata come un divertimento di palazzo per cui gli ospiti e gli ambasciatori stranieri venivano invitati a parteciparvi. Sempre nel \u2018700, il Conte de Borch pubblica una monografia sul tartufo denominata \u201cLettres surles truffes du Piemont\u201d, mentre Vittorio Pico nel 1788 descrive il tartufo bianco chiamandolo con il nome di Tuber Magnatum. Solo nel 1831, per\u00f2, si ottiene la prima descrizione scientifica del prezioso fungo ipogeo, grazie alla \u201cMonographia Tuberacearum\u201d scritta da Carlo Vittadini. In questo libro il botanico e micologo italiano descrive molte specie di tartufo, ecco il motivo per cui come molte di queste portano ancora il suo nome (Tuber Melanosporum Vittad, Tuber Aestivum Vittad, Tuber Brumale Vittad ecc..). Con la pubblicazione di questo libro nasce l\u2019idnologia, la scienza che ancora oggi studia i tartufi. Dopo di ci\u00f2 si arriva fino al 1929 per parlare del personaggio principale per il mondo dei tartufi: Giacomo Morra. Il noto ristoratore e albergatore di Alba ebbe la brillante idea di rendere il tartufo bianco (denominato da lui stesso \u201cTartufo d\u2019Alba) un oggetto di culto internazionale, creando attorno al prezioso fungo un evento di richiamo sia turistico che gastronomico. Oltre a ci\u00f2, ebbe anche l\u2019idea di inviare ogni anno un prezioso tartufo ad un personaggio famoso come: il presidente degli Stati Uniti Harry Truman nel 1951, il primo ministro inglese Winston Churchill nel 1953, lo sportivo Joe Di Maggio e l\u2019attrice americana Marylin Monroe nel 1954 per regalare poi l\u2019esemplare pi\u00f9 grande in suo possesso a Rita Hayworth, tradizione perpetrata poi negli anni a seguire, dato cha la Rossa di Hollywood sosteneva che neanche un diamante l\u2019avrebbe fatta pi\u00f9 felice\u2026.quando il lusso del palato supera quello maeriale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 chi indossa gioielli e chi preferisce mangiarli. Possibile? Possibile. 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