{"id":114006,"date":"2022-07-23T19:45:37","date_gmt":"2022-07-23T17:45:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=114006"},"modified":"2022-07-23T19:45:37","modified_gmt":"2022-07-23T17:45:37","slug":"vignaioli-specogna-storia-uneccellenza-vinicola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=114006","title":{"rendered":"VIGNAIOLI SPECOGNA, STORIA DI UN\u2019ECCELLENZA VINICOLA"},"content":{"rendered":"<p>Tornato in Italia nel 1963, Leonardo Specogna ha dato i natali a un\u2019azienda ancora viva e operante<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il fenomeno della migrazione italiana in Svizzera ha raggiunto il suo apice nei primi anni del secondo dopoguerra. Numerosi braccianti, operai, manovali e imprenditori si sono recati presso la Confederazione elvetica, spesso in condizioni di indigenza, alla ricerca di migliori condizioni lavorative e di vita. Non \u00e8 stato facile. Il fenomeno della xenofobia e della discriminazione ha in pi\u00f9 occasioni scoraggiato, se non apertamente emarginato, i nuovi arrivati dalla penisola. A questo proposito, chi era adulto negli anni \u201970 potr\u00e0 forse ricordare l\u2019iniziativa popolare \u201cSchwarzenbach\u201d, respinta dal 54% dei votanti elvetici in occasione di un referendum, con la quale si pretendeva di ridurre il tetto massimo della presenza di stranieri in Svizzera a un rigido e invalicabile 10% della popolazione.<\/p>\n<p>Alcuni degli espatri si sono tradotti in una permanenza definitiva sul territorio della Confederazione. Altre volte, invece, gli emigrati hanno deciso di acquisire in Svizzera un certo benessere materiale e un\u2019ulteriore formazione professionale, per poi virare nuovamente in direzione dell\u2019Italia, e qui mettere a frutto quanto ottenuto e appreso. Tra questi rientra la vicenda umana e professionale di Leonardo Specogna, che nel 1963 rientr\u00f2 in Italia, precisamente nel Friuli Venezia Giulia. Qui, presso la localit\u00e0 di Corno di Rosazzo, acquist\u00f2 un appezzamento di terra di modeste dimensioni. Cos\u00ec ebbe inizio la storia dell\u2019azienda Specogna, che dagli anni \u201960 non ha fatto altro che estendersi e accrescere il proprio prestigio, a livello nazionale e non solo. Questo roseo sviluppo \u00e8 stato reso possibile dall\u2019avvedutezza professionale degli eredi di Leonardo Specogna, oltre che dal rifiuto di ogni compromesso in merito alla qualit\u00e0 delle produzioni. Inoltre, negli ultimi anni, le cantine dell\u2019azienda sono state soggette a un\u2019ampia opera di ristrutturazione, che, facilitando le procedure del pigiamento dell\u2019uva e dell\u2019imbottigliamento, si \u00e8 dimostrata migliorativa per le modalit\u00e0 di produzione del vino.<\/p>\n<p>Inizialmente l\u2019azienda non era specializzata nel ramo vinicolo. La viticoltura, praticata essenzialmente per autoconsumo, si affiancava infatti alla produzione cerealicola e casearia. Fu soprattutto Graziano Specogna, figlio di Leonardo, a indirizzare il lavoro aziendale verso la specificit\u00e0 vinicola. Tendenza, questa, implementata dalla terza generazione della famiglia, nelle figure di Cristian e Michele Specogna. Sono stati proprio i due fratelli a instradare definitivamente la produzione agricola sulla strada del successo, seguitando a rigettare l\u2019impiego di pesticidi e diserbanti come strumenti facilitatori. Ed ecco che oggi i Vignaioli Specogna possono vantare la realizzazione di centoventimila bottiglie all\u2019anno, per met\u00e0 vendute sul territorio nazionale, per met\u00e0 esportate in pi\u00f9 di trenta paesi. Cristian e Michele, molto attenti al tema della biodiversit\u00e0, hanno anche deciso di impiantare numerose specie arboree presso le colline friulane di Rocca Bernarda. Territorio che hanno iniziato a utilizzare anche per la produzione di un delizioso miele.<\/p>\n<p>Il successo dell\u2019azienda Specogna, che oggi si estende per circa ventiquattro ettari, va dunque imputato alla seriet\u00e0 dei gestori, alla loro competenza imprenditoriale, nonch\u00e9 alla strenua ricerca dell\u2019eccellenza. Forse per\u00f2, tutto questo non sarebbe stato possibile se nel 1963 Leonardo Specogna, impiantando la propria attivit\u00e0, non avesse avuto l\u2019arguzia di selezionare un luogo cos\u00ec adatto alla viticoltura: Corno di Rosazzo, localit\u00e0 compresa nei Colli Orientali, caratterizzata da frequenti escursioni termiche. Le Alpi Carniche e Giulie costituiscono un robusto presidio, uno scudo naturale che scherma le vigne dai venti del nord. Anche le acque del Mar Adriatico fanno la loro parte, mitigando le temperature.<\/p>\n<p>Non \u00e8 quindi un caso che l\u2019area dei Colli Orientali in Friuli Venezia Giulia venisse considerata ottimale per la produzione vinicola gi\u00e0 ai tempi degli antichi Romani.<\/p>\n<p>Un luogo ameno. Uno spazio bucolico. Un fazzoletto di terra in cui il mare incontra la montagna, e in cui il profitto economico si concilia con un sacro e reverenziale rispetto per i prodigi della natura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tornato in Italia nel 1963, Leonardo Specogna ha dato i natali a un\u2019azienda ancora viva e operante &nbsp; Il fenomeno della migrazione italiana in Svizzera ha raggiunto il suo apice nei primi anni del secondo dopoguerra. 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