{"id":116558,"date":"2022-10-09T20:54:49","date_gmt":"2022-10-09T18:54:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=116558"},"modified":"2022-10-09T20:54:49","modified_gmt":"2022-10-09T18:54:49","slug":"sambuca-lennesima-storia-eccellente-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=116558","title":{"rendered":"Sambuca, l\u2019ennesima storia \u201ceccellente\u201d italiana"},"content":{"rendered":"<p>La Sambuca \u00e8 un liquore tra i pi\u00f9 apprezzati e conosciuti al mondo. In pochi sanno, per\u00f2, che la sua origine \u00e8 legata a doppio filo con la storia di un personaggio nato a Ischia. Parliamo di Luigi Manzi, imprenditore di fede garibaldina vissuto tra il 1809 e il 1873: a lui si deve la ricetta originale della Sambuca, quella da cui prese ispirazione il celeberrimo Angelo Molinari. Si tratta di un classico liquore civitavecchiese, ricavato dalla lavorazione del fior d\u2019anice che, creata appunto da Manzi nel 1851, e lanciata a livello internazionale da Angelo Molinari a partire dal 1945, viene apprezzato non solo per il gradevole sapore e per il raffinato bouquet, ma anche per le sue qualit\u00e0 digestive e carminative. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-116560 alignleft\" src=\"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/io-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" \/>E\u2019 bene precisare subito che l\u2019origine della denominazione ci \u00e8 stata tramandata dallo stesso suo \u201cinventore\u201d il quale, verso la met\u00e0 del secolo scorso, in una lettera scriveva: \u201cProduco un\u2019anisetta fina che fa ottimamente allo stomaco dopo il pasto [chiamata Sambuca] per via dei sambuchelli, gli acquaioli delle parti mie [Napoli e l\u2019isola d\u2019Ischia] che vanno n\u00e9 campi a dissetare i contadini recando loro acqua e anice\u201d).Una leggenda metropolitana vorrebbe che Luigi Manzi, la cui distilleria si trovava vicino ad una Chiesa in un locale situato sopra il porto, avesse fatto un foro nel pavimento per introdurre l\u2019alcool di contrabbando e, siccome quel \u201cbuco\u201d era per lui da considerare veramente \u201csanto\u201d, in quanto gli consentiva di realizzare notevoli risparmi sui costi di produzione, egli avrebbe denominato il liquore in modo da immortalare la presunta trovata truffaldina. Non ha invece fondamenta quanto tramandato relativamente all\u2019origine del nome che deriverebbe dall\u2019omonima pianta del Sambuco. In effetti, un tempo, la farmacopea popolare comprendeva anche il cosiddetto \u201cVino di sambuco\u201d, ricavato per fermentazione dei frutti di questa pianta, ma tale medicamento non presentava alcuna analogia con l\u2019anisetta n\u00e9 per quanto riguarda il sapore e l\u2019odore, n\u00e9 per il colore, tendente al rosso, e nemmeno per le propriet\u00e0 curative: il Vino di sambuco, infatti, non era consigliato come digestivo e carminativo, ma come emolliente, diaforetico e diuretico. La definizione \u201cd\u2019autore\u201d di cui sopra \u00e8 pertanto da considerare non veritiera. Di diversa portata \u00e8 invece il quesito che riguarda gli ingredienti usati per la fabbricazione della Sambuca, e il loro dosaggio, in merito al quale c\u2019\u00e8 sempre stato il massimo riserbo da parte sia di Luigi Manzi e dei suoi eredi, che della famiglia Molinari. I montanari della Valle del Gran San Bernardo producono un liquore d\u2019anice, somigliante alla Sambuca ed altre ricette possono essere facilmente reperite nei vari libri e manuali di liquori d\u2019erbe esistenti in commercio, ma non si pu\u00f2 negare che in fin dei conti \u00e8 proprio il tocco di fantasia, il \u201csegreto\u201d del produttore, che riesce a trasformare una comune anisetta nella famosa Sambuca di Civitavecchia. Da documenti legati agli studi sull\u2019origine di questo liquore, ci si convince che la \u201cpennellata d\u2019artista\u201d, il \u201ctocco magico\u201d, fossero dati dall\u2019aroma del finocchio ed emerge il racconto di come una volta, nottetempo, fu visto Cornelio Manzi (figlio di Luigi) scaricare un grosso involucro in una scarpata e che due giovani amici, ritornando sul posto l\u2019indomani e disfatto il pacco gettato via dal Manzi, individuarono i residui della lavorazione della Sambuca comprendenti anche semi di finocchio. Attualmente il liquore viene commercializzato sotto due diversi marchi: Sambuca Manzi, leggermente pi\u00f9 secca e da considerare la discendente pi\u00f9 immediata dell\u2019originario prodotto ideato da Luigi Manzi, con un mercato essenzialmente regionale e la Sambuca extra Molinari, conosciuta in tutto il mondo, la cui produzione risale, come \u00e8 stato gi\u00e0 detto, al \u201cmitico\u201d Angelo Molinari. Entrambi i marchi sono di propriet\u00e0 della \u201cMolinari International Spa\u201d: era avvenuto, infatti, che dopo la Seconda guerra mondiale le figlie di Cornelio Manzi avevano trasferito la ditta di famiglia ad Erminio Ricci che a sua volta, negli anni \u201980 del Novecento, non essendo pi\u00f9 in grado di sostenere la concorrenza della \u201cMolinari\u201d, aveva maturato la determinazione di chiudere l\u2019attivit\u00e0 e di restituire la licenza al Comune. Venuto a conoscenza delle intenzioni di Ricci, a Marcello Molinari fu proposta la trattativa per l\u2019acquisizione della \u201cManzi\u201d da parte della \u201cMolinari\u201d e salvaguardare la continuit\u00e0 del prestigioso prodotto civitavecchiese. Negli anni a cavallo della Seconda guerra mondiale \u00e8 stata attiva anche un\u2019altra distilleria produttrice di Sambuca, che immetteva sul mercato un prodotto contraddistinto dall\u2019etichetta FA.MA, acronimo dei cognomi dei soci Gerlando Fanuele ed eredi Manzi. Nel dopoguerra l\u2019azienda fu rilevata per intero dai Fanuele mentre i Manzi riprendevano a produrre il liquore con il loro nome di famiglia. Nel 1960 la FA.MA inizi\u00f2 ad operare un rilancio dell\u2019attivit\u00e0 anche grazie alla creazione di un\u2019indovinata Sambuca al caff\u00e8 seguendo la moda nata nel dopoguerra, di gustare la Sambuca con la \u201cmosca\u201d (cio\u00e8 con uno o pi\u00f9 chicchi di caff\u00e8 torrefatto). La FA.MA resta tutt\u2019oggi nel cuore dei vecchi civitavecchiesi non solo perch\u00e9 essa fu un\u2019importante realt\u00e0 commerciale locale, ma anche perch\u00e9 costitu\u00ec l\u2019anello di congiunzione tra le sambuche Manzi e Molinari: fu proprio per collaborare nella produzione della Sambuca FA.MA, infatti, che approd\u00f2 nell\u2019azienda, forte di una lunga esperienza di liquorista acquisita in Italia e all\u2019estero, quel grande personaggio imprenditoriale che \u00e8 stato Angelo Molinari, fattivo creatore dell\u2019ennesima storia italiana legata all\u2019ennesima eccellenza per cui veniamo oggi ammirati in tutto il Mondo. Dunque, buona raffinata digestione a tutti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Sambuca \u00e8 un liquore tra i pi\u00f9 apprezzati e conosciuti al mondo. In pochi sanno, per\u00f2, che la sua origine \u00e8 legata a doppio filo con la storia di un personaggio nato a Ischia. 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