{"id":117916,"date":"2022-11-08T23:04:03","date_gmt":"2022-11-08T22:04:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=117916"},"modified":"2022-11-08T23:04:03","modified_gmt":"2022-11-08T22:04:03","slug":"supertuscan-vino-ribelle-senza-regole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=117916","title":{"rendered":"Supertuscan, vino ribelle e senza regole"},"content":{"rendered":"<p>Anche chi non \u00e8 avvezzo al mondo del Vino ha spesso parlare di \u201cSupertuscan\u201d. Ma di che tipo di vino parliamo? Qual \u00e8 l\u2019origine di questo termine e cosa significa realmente? Tutto ha inizio negli anni \u201980 quando il mondo si alza in piedi per applaudire un capolavoro assoluto, un vino italiano di cui da diversi anni si sente parlare ma quasi mai, soprattutto nelle versioni sperimentali, \u00e8 uscito dai cancelli della tenuta in cui viene prodotto, ovvero la Tenuta San Guido di Bolgheri in provincia di Livorno. Siamo pi\u00f9 precisamente nel 1985 e il Sassicaia del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, che recita in etichetta come denominazione \u201cvino da tavola di Sassicaia\u201d da uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, viene eletto miglior Vino del Mondo. Nascono un mito e una nuova epoca per i vini toscani e italiani. Quella dei \u201cSuperTuscans\u201d \u00e8 una strana storia fatta di contraddizioni, innovazioni e consapevolezza che le memorie di questa regione dovevano e potevano essere ridisegnate attraverso vini che sarebbero stati amati e odiati al tempo stesso. Vini che hanno avuto il coraggio di sfidare il mondo enologico in un momento storico in cui tutto era possibile, perch\u00e9 la storia che stiamo per raccontarvi ha permesso all\u2019Italia non solo di confrontarsi con il grande panorama enologico mondiale, ma di far conoscere la nostra terra, in particolar modo la Toscana, anche sotto il profilo turistico, aprendo agli amanti del Vino di tutto il mondo un percorso enogastronomico che ha reso questa regione tra le pi\u00f9 affascinanti e visitate al mondo. Questa storia coincide inizialmente con quella di Ricasoli. Siamo nel 1872 e il Barone Bettino Ricasoli, grande appassionato di vini, intuisce che il Sangiovese \u00e8 per la Toscana l\u2019uva a bacca rossa con pi\u00f9 potenzialit\u00e0, appartiene al patrimonio ampelografico della regione e sostanzialmente \u00e8 anche l\u2019uva pi\u00f9 coltivata. Secondo il Barone, per\u00f2, solo attraverso l\u2019aggiunta di Trebbiano o Malvasia Toscana per donare maggiore acidit\u00e0, oltre al Canaiolo per conferire colore e dolcezza, il Sangiovese raggiunge la perfezione assoluta. Nasce cos\u00ec la prima ricetta del Chianti, denominazione che far\u00e0 la storia di questa regione insieme al Brunello di Montalcino.<\/p>\n<p>La ricetta \u00e8 considerata perfetta e nessuno osa apporre modifiche alle idee del Barone e tutta la denominazione rimane schiacciata nella morsa della stretta regolamentazione sulle uve utilizzabili anche se, dopo quasi un secolo, qualcuno inizia a non sentirsi pi\u00f9 a proprio agio all\u2019interno della denominazione. \u00c8 proprio qui, dentro il cuore del Chianti Classico e in aree considerate per i tempi geograficamente estranee alla grande qualit\u00e0 del vino di Toscana, che una serie di produttori, con molto rispetto, iniziano ad avere idee differenti sul taglio del disciplinare e a intuire che il Sangiovese, in fin dei conti, migliorerebbe se al posto della Malvasia e del Canaiolo si potessero utilizzare altre variet\u00e0, magari estromettendo completamente le uve a bacca bianca e puntando su quei vitigni molto famosi in Francia, nel Bordolese, come i famosi Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc. Nascono quindi due movimenti produttivi paralleli: i \u201cNuovi Illuminati\u201d, che apportano sotto la denominazione \u201cvino da tavola\u201d, successivamente trasformata in IGT (indicazione geografica tipica), una serie di esperimenti dove il Sangiovese viene \u201cinquinato\u201d da vitigni francofoni o addirittura dove il Sangiovese scompare totalmente, come appunto nel Sassicaia, e i \u201cTradizionalisti\u201d, per i quali la ricetta Ricasoli rimane un punto fermo per l\u2019enologia chiantigiana che rappresenta l\u2019estrema qualit\u00e0 della regione. Esiste per\u00f2 anche un altro fattore non indifferente che distingue gli Illuminati dai Tradizionalisti e che ne determiner\u00e0 negli anni a venire soprattutto il successo commerciale: l\u2019uso delle barrique, i fusti piccoli, anche questi provenienti da Bordeaux. Ma torniamo allo scontro tra \u201dIlluminati\u201d e \u201cTradizionalisti\u201d. Anche sul disciplinare del Chianti la battaglia \u00e8 accesa, infatti i Tradizionalisti iniziano ad accorgersi che l\u2019aggiunta di quel vino bianco non \u00e8 poi cos\u00ec in linea con i tempi che corrono (siamo alla met\u00e0 degli anni \u201980) e che forse conveniva lavorare un Sangiovese in purezza, mentre gli Illuminati vorrebbero un restyling totale e pi\u00f9 moderno, ovvero l\u2019introduzione anche nelle denominazioni Chianti e Chianti Classico di uva a bacca rossa come per esempio il Cabernet Sauvignon. La battaglia dura tanto ed \u00e8 estenuante, ma nel 1994 si riesce di comune accordo a mandare in pensione il vecchio disciplinare e si rende possibile la produzione del Chianti Classico anche con 100% di Sangiovese eliminando il vincolo di utilizzo di uve a bacca bianca. \u00c8 una vittoria per i Tradizionalisti, o almeno cos\u00ec sembra, ma nel 1996 la denominazione viene invece ritoccata definitivamente e nella ricetta di oggi viene consentito l\u2019utilizzo di un 20% di vitigni a bacca rossa tra quelli autoctoni, come il Canaiolo e il Colorino, e quelli \u201cinternazionali\u201d come il Cabernet Sauvignon e il Merlot, raccomandati e\/o autorizzati nella zona di produzione. Bene, questa era la doverosa premessa storica per capire quando e come ebbe inizio tutto ma, tornando al nostro protagonista, il SuperTuscan, cerchiamo anche di capire come nasce il termine che lo \u201cetichetta\u201d. Con tutta probabilit\u00e0, ma le fonti non sono cos\u00ec certe, viene coniato verso met\u00e0 degli anni \u201880 dal guru Robert Parker, critico enologico americano che apprezz\u00f2 particolarmente questo stile di vino e gli permise di avere un incredibile successo commerciale soprattutto negli Stati Uniti grazie ai suoi punteggi altissimi. Questi vini non passano assolutamente inosservati neanche in Francia, patria elettiva dello stile che la Toscana si appresta a sviluppare, evento questo peraltro particolarmente bizzarro considerando la poca simpatia che i nostri cugini d\u2019oltralpe nutrono per noi. Sono dunque ritenuti SuperTuscans, e fanno parte di questa categoria, i vini prodotti in questa regione che utilizzano principalmente uve quali Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Syrah. Esiste anche una ristretta cerchia di vini considerati SuperTuscans prodotti con 100% Sangiovese, ma che rispecchiano lo stile di vinificazione ed evoluzione che rende questi vini riconoscibili e unici, ovvero vini con una certa polpa, struttura e propensione all\u2019invecchiamento, ma soprattutto vini che escono completamente dalla logica delle denominazioni per creare un filone e uno stile al di fuori dei controlli, come una ribellione alla certificazione. I primi esempi di SuperTuscans sono, oltre al gi\u00e0 citato Sassicaia, anche e soprattutto il Tignanello dei Marchesi Antinori, che aggiunse al Sangiovese, sin dalle prime versioni, il Cabernet Sauvignon. Da citare inoltre tra i capostipiti, il Vigorello di San Felice, che nel 1968 azzardava gi\u00e0 un taglio composto da Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. Questa categoria di vini ha fatto dunque la storia di una tra le migliori regioni al mondo nella produzione enologica e sono vini stupendi ed apprezzati soprattutto dal mercato estero dando sostanza alle capacit\u00e0 visionarie dei famosi \u201cIlluminati di Toscana\u201d, che pi\u00f9 di 40 anni fa crearono queste eccellenze entrate nella storia enologica grazie al loro carattere ribelle e senza regole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche chi non \u00e8 avvezzo al mondo del Vino ha spesso parlare di \u201cSupertuscan\u201d. Ma di che tipo di vino parliamo? Qual \u00e8 l\u2019origine di questo termine e cosa significa realmente? 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