{"id":95227,"date":"2021-06-24T19:30:10","date_gmt":"2021-06-24T17:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=95227"},"modified":"2021-06-24T19:30:10","modified_gmt":"2021-06-24T17:30:10","slug":"sangiovese-il-memorabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=95227","title":{"rendered":"Sangiovese \u201cil Memorabile\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Gli Etruschi ne coltivavano nell\u2019area Toscana, nelle colline di Firenze. Il\u201dsanguis Jovis\u201d durante i secoli \u00e8 stato soggetto a molteplici variazioni clonali. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-95228 alignleft\" src=\"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/thumbnail_1-300x99.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"99\" \/>Cloni che si dividono in Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo: il Grosso consente una quantit\u00e0 di produzione in vino pi\u00f9 limitata avendo bacche pi\u00f9 piccole e buccia spessa, con consistente contenuto di antociani a sviluppare colore rubino con densit\u00e0 cromatica compatta e capacit\u00e0 di affinamento. La variet\u00e0 Piccola, introdotta in Toscana nel XIX secolo, ebbe alta produttivit\u00e0 quindi grande interesse e la diffusione fu rapida in Emilia-Romagna, in Umbria, Nelle Marche, in Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania. E\u2019 sicuramente il vitigno pi\u00f9 diffuso del Cento Italia. Il Chianti fu la prima parola usata per indicare una zona geografica, poi estesa nel 1384 a zona di vino. La storia moderna inizia con il Barone Bettino Ricasoli, fu lui a stabilire il connubio tra due vitigni a bacca rossa, il Sangiovese e Canaiolo, e due bianchi, Trebbiano e Malvasia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la precaria realt\u00e0 economica spinse i giovani a trovare lavoro nelle citt\u00e0 spopolando le campagne e rendendo i terreni privi di valore. Negli anni \u201950 \u2013 \u201960 poi, le fattorie potevano essere comprate con poco denaro, favorendo l\u2019acquisto da parte di stranieri come Americani, Tedeschi, Inglesi e Svizzeri. La Doc fu attribuita nel 1967 alla zona del Chianti e del Chianti Classico. Quest\u2019ultima \u00e8 incastonata tra le citt\u00e0 di Siena e Firenze ed il Chianti include sette sottozone, ognuna delle quali possiede il suo terroir e la sua storia. Va ricordata poi , nei primi anni \u201970 , una profonda crisi identitaria del Chianti, dovuta forse a cloni errati o impianti discutibili, e si prende coscienza del degrado della qualit\u00e0 e si rendeva necessaria una ineludibile rifondazione. In aggiunta nuovi valori crescevano nel gusto ed il successo di mercato del Brunello conteneva sicuramente un modello ispiratore : un grande vino da monovitigno che in qualche modo era simile al Sangiovese Chiantigiano. Se non bastasse, altre due nuove etichette andavano a prendere consistenza avviando una specie di rivoluzione a ridefinire i contenuti dei futuri vini chiantigiani : \u201cSassicaia e Tignanello\u201d. Il Tignanello nasce in pieno Chianti Classico con tipici vitigni chiantigiani con esclusione di uve bianche. E\u2019 stata la prima dimostrazione della potenzialit\u00e0 e della caratura inesplorata del Sangiovese. La diversit\u00e0 del microclima chiantigiano, sui singoli versanti ed i diversi tipi di terreno, imponevano la selezione dei cloni, tra cui il Sangiovese Grosso, a formare vari eccellenti Cru. Il Sassicaia nasce invece a Bolgheri, di sconosciuta vocazione vitivinicola, con impianto di vitigni inizialmente irriguardosi verso la tradizione come il Cabernet Sauvignon. Furono subito aspre polemiche e crisi di identit\u00e0, ma la giustificazione venne subito accettata nell\u2019altissima qualit\u00e0 del vino e nell\u2019apertura di un epoca di interazione culturale tra vari paesi. Va sicuramente segnalata la nascita di varie selezioni o Cru con contenuto di Sangiovese pi\u00f9 bassa come il \u201cSolaia\u201d e \u201cSammarco\u201d, poi, con apporto consistente in percentuale di Sangiovese, citiamo : il \u201cCapannelle\u201d, \u201cIl Querciola\u201d del Castello di Querceto, \u201cVigna Niccol\u00f2 da Uzzano\u201d, \u201cColtassala\u201d del Castello di Volpaia, \u201cSan Lorenzo e Bellavista\u201d del Castello di Ama, \u201cSantacroce\u201d, del Castell\u2019in Villa, \u201cFontalloro\u201dFattoria di Felsina, \u201cColdirosso\u201dFattoria Vistarenni, \u201cIl Poggio\u201d fattoria Monsanto, \u201cFlaccianello della Pieve\u201d Fontodi, \u201cCepparello\u201d Isole e Olena, \u201cLe Pergole Torte\u201d Monte Vertine, \u201cCabreo il Borgo\u201d Ruffino, il \u201cBruno di Rocca\u201ddi Vecchie Terre di Montefili. In questi vini, il Sangiovese ebbe un soprassalto di qualit\u00e0 in complessit\u00e0 di profumi e strutture di gusto , prodigio di persistenze e preludio di lunghi affinamenti. La conseguenza fu che nel 1996, la Docg cambi\u00f2 permettendo che il Chianti venisse fatto con uve 100% Sangiovese e si consent\u00ec l\u2019utilizzo delle barrique. Il Chianti \u00e8 diviso in due gruppi: il primo comprende Colli Aretini, colli Senesi, Colline Pisane e Montalbano, con vini generalmente pi\u00f9 freschi e di pronta beva. I Colli Aretini, pi\u00f9 a Est con la citt\u00e0 vicina di Arezzo. Pi\u00f9 a Ovest, le Colline Pisane che si trovano a Sud-Est di Pisa: qui abbiamo vini pi\u00f9 morbidi e fruttati adatti anche ad affinamento. I vigneti dei Colli Senesi arrivano fino a San Gimignano e scendono fino a Montalcino e Montepulciano, i vini sono freschi e fruttati ma anche propensi all\u2019invecchiamento. Montalbano si trova a Ovest di Firenze e a Sud di Pistoia confinando con Carmignano. Il secondo gruppo, ovvero I Colli Fiorentini, con Montespertoli e Rufina che hanno il pregio di produrre vini pi\u00f9<\/p>\n<p>strutturati e pi\u00f9 adatti all\u2019affinamento e possono essere etichettati come Riserva. I Colli Fiorentini confinano con Rufina in Chianti a Pontassieve e scendono fino a Firenze. Montespertoli, si sovrappone a tratti a colli Fiorentini e tendono a usare Sangiovese in purezza e hanno caratteristiche di tannini vellutati e profumi spiccati di violetta. Rufina esprime vini corposi che possiedono un alto tasso di acidit\u00e0, componenti importanti per l\u2019invecchiamento. Il Brunello di Montalcino, prodotto sulle colline che circondano l\u2019antica citt\u00e0 di Montalcino dove si produceva vino fin dal Medioevo: un vino dalle mediocri caratteristiche fino alla met\u00e0 dell\u2019800, quando intervenne il capostipite della famiglia Biondi Santi, Clemente Santi, che cre\u00f2 un vino superiore chiamato \u201dVino Rosso Scelto\u201d. Questo vino straordinario vinse importanti premi alle esposizioni di Londra e Parigi e anche in Italia. Alcuni anni dopo, il nipote Ferruccio Biondi Santi continu\u00f2 a valorizzare cloni del vitigno Sangiovese Grosso. Nel 1964 Tancredi Biondi Santi avvi\u00f2 le pratiche per il riconoscimento della Docg. Da allora il Brunello di Montalcino ha l\u2019obbligo di invecchiare per un totale di quattro anni, due dei quali in botte. La Riserva viene affinata per cinque anni. Oggi la propriet\u00e0 familiare \u00e8 passata con quote di maggioranza al gruppo francese Epi di Christopher Descours, con la guida della cantina di Jacopo Biondi Santi, figlio di Franco, affiancato dal figlio Tancredi, settima generazione di famiglia. Il Rosso di Montalcino, Doc dal 1984, prodotto con stessa variet\u00e0 di Sangiovese Grosso, ha caratteristiche di pi\u00f9 bassa gradazione, sapori di frutti di bosco e fiori rossi, fresco e acido e con affinamento solo di un anno. Il Vino Nobile di Montepulciano, Sangiovese che prende il nome di Prugnolo Gentile, divent\u00f2 \u201cNobile\u201d nel XVII secolo, attributo aggiunto per indicare qualit\u00e0 eccezionale. Il Vino Nobile di Montepulciano ha uvaggio di Sangiovese 70% e Canaiolo Nero con la possibilit\u00e0 di altre uve aggiunte. Oggi tutelato dalla Docg , deve invecchiare due anni prima di ammetterlo sul mercato. Rosso di Montepulciano occupa la stessa zona del Vino Nobile , stessa percentuale di Sangiovese, viene vinificato con gradazione alcolica pi\u00f9 bassa ed \u00e8 vino pi\u00f9 immediato. Il Morellino di Scansano nasce sulle colline ventilate di Grosseto, tra i fiumi Ombrone ed Albegna, dove i produttori curano la produzione di rossi austeri ed affascinanti. La loro fortuna fu quando si increment\u00f2 la richiesta del Chianti e alcuni produttori chiantigiani acquistarono i terreni impreziosendo il valore di quel territorio. Oggi abbiamo cantine nuove e di pregio per un vino importante ricco di struttura e adatto anche all\u2019affinamento. Il Morellino di Scansano, oggi Docg, viene prodotto con uve Sangiovese alle quali possono essere aggiunte altre uve a bacca rossa. L\u2019invecchiamento di due anni consente la dicitura Riserva. Il Carmignano viene prodotto nei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano in provincia di Prato: nell\u2019 attribuzione della Docg , al Sangiovese \u00e8 permessa l\u2019aggiunta di Cabernet Sauvignon ed il vino deve essere affinato per almeno 18 mesi. Per la \u201c Riserva\u201d bisogna attendere tre anni ed in questa tipologia \u00e8 decisamente vino longevo. Bolgheri copre la produzione vitivinicola del Comune di Castagneto Carducci. La Doc arriva nel 1994 e la cantina con il marchio pi\u00f9 blasonato \u00e8 Sassicaia, vino con vitigni Cabernet Sauvignon all\u201980 % ma il Sangiovese \u00e8 componente importante del Bolgheri Rosso e Bolgheri Rosato. Sangiovese e Malvasia Nera hanno invece un ruolo importante in un vino esaltante , Vin Santo Occhio di Pernice. Montescudaio, Doc che si trova a Nord-Est di Livorno in Provincia di Pisa, tra le zone del Chianti e del Bolgheri ha tipologie che prevedono un bianco a base di Trebbiano Toscano , il Vin Santo ed il Rosso base Sangiovese con inserimento permesso in piccole percentuali di Trebbiano e Malvasia. Vini non troppo corposi anche se i produttori stanno cercando di ottenere vini pi\u00f9 complessi e strutturati. Il Sangiovese di Romagna ha la zona migliore per esposizione e microclima che si trova sulle colline ai piedi dell\u2019Appennino. Predominante il vitigno Sangiovese con l\u2019opzione di aggiunta di uve rosse al 15 %. L\u2019affinamento di sei mesi consente l\u2019attribuzione di \u201csuperiore\u201d, e quella di due anni, di \u201criserva\u201d. Produzioni strutturate si possono ottenere con l\u2019uso anche di Sangiovese Grosso nella zona di Modigliana. Abbiamo poi il Rosso Piceno e le Colline Pesaresi poi, nelle Marche. Il Rosso Piceno copre una grande area della Regione Marche :<\/p>\n<p>Province di Ancona, Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno. I vitigni pi\u00f9 diffusi sono Sangiovese e Montepulciano e la dicitura \u201csuperiore\u201d nel Rosso Piceno viene attribuita solo in Provincia di Ascoli Piceno. I Colli Pesaresi Doc hanno invece presenza di Sangiovese per almeno 85% e piccola percentuale anche nel Colli Pesaresi Focara Rosso. Altra Doc con presenza di Sangiovese \u00e8 Esino Rosso in Provincia di Ancona. Il Torgiano Rosso Riserva, in Umbria: la Doc delimita la zona delle colline che sovrastano Torgiano in Provincia di Perugia e la predominanza prevede il vitigno Sangiovese e aggiunta di Canaiolo. L\u2019invecchiamento poi deve essere di tre anni prima di venire immesso sul mercato. Da evidenziare poi la presenza di Sangiovese nei territori Doc laziali come Aprilia Sangiovese, Cerveteri Rosato, Circeo Sangiovese, Colli Etruschi Sangiovese, Genazzano Rosso, Tarquinia Rosso, Vignanello Rosso. Un viaggio nel Belpaese, attraverso la sua perla rossa pi\u00f9 preziosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Etruschi ne coltivavano nell\u2019area Toscana, nelle colline di Firenze. Il\u201dsanguis Jovis\u201d durante i secoli \u00e8 stato soggetto a molteplici variazioni clonali. 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