{"id":97096,"date":"2021-08-07T19:24:04","date_gmt":"2021-08-07T17:24:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/?p=97096"},"modified":"2021-08-07T19:24:04","modified_gmt":"2021-08-07T17:24:04","slug":"etichette-la-bellezza-completa-un-opera-darte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wineandluxury.eu\/?p=97096","title":{"rendered":"Etichette, la bellezza che completa un \u2018opera d\u2019arte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Nell\u2019immaginario collettivo, quando si pensa ad un\u2019opera d\u2019arte, viene subito alla mente un quadro di un grande pittore o la magnifica realizzazione di un eccelso scultore. In realt\u00e0 le opere d\u2019arte possono assumere diverse sembianze e si pu\u00f2 assegnare questo epiteto all\u2019interno di molteplici settori. Un Paese come l\u2019Italia che vive di una fama sconfinata e legata, tra le tante cose, anche alle grandi realizzazioni scultoree, pittoriche ed architettoniche che riempiono libri di scuola di tutto il mondo, pu\u00f2 certamente annoverare tra le sue impareggiabili realizzazioni anche quella della produzione del Vino che, in molti casi, raggiunge livelli qualitativi altissimi fino a farlo considerare un vero e proprio capolavoro: la maestria di saper trasformare ci\u00f2 che la natura ci mette a disposizione in un\u2019eccellenza senza tempo, proprio come un grande dipinto o un grande affresco. Proprio come un\u2019opera d\u2019arte. E cos\u00ec come nelle opere d\u2019arte, la valenza \u00e8 spesso legata soprattutto alla bellezza estetica di una realizzazione, nel Vino la valenza assume un doppio significato: quello qualitativo del prodotto e quello estetico della bottiglia. Moltissimi produttori, infatti, nel corso degli anni hanno iniziato a capire che se si unisce un\u2019estetica alla qualit\u00e0, si pu\u00f2 raggiungere un completamento che integra perfettamente il piacere del palato e dei sensi, con l\u2019appagamento per gli occhi. E chi spende per acquistare una bottiglia di vino (ricordiamo che esiste anche un grosso mercato di collezionisti che quel vino non lo berranno mai ma lo esporranno gelosamente per tutta la vita), in fondo cerca entrambe le situazioni e quando le trova, la soddisfazione porta al riacquisto e si vince da entrambe le parti (acquirente e venditore). Probabilmente la prima etichetta, o meglio, quella che potrebbe essere considerata l&#8217;etichetta ante litteram, \u00e8 stata ideata dagli antichi Egizi che l\u2019apponevano sulle anfore contenenti vino dopo la loro sigillatura con fango e argilla. Le anfore erano rastremate alla base e sulla chiusura venivano iscritti i dati relativi al contenuto, l&#8217;anno di produzione, la provenienza e il nome del produttore. Inoltre, su alcune anfore ritrovate si pu\u00f2 leggere &#8220;vino rosso delle migliori uve&#8221;. Sul finire del Settecento, l&#8217;etichetta sub\u00ec una radicale trasformazione in seguito all&#8217;invenzione della litografia da parte del cecoslovacco Alois Senefelder. Il sistema diede la possibilit\u00e0 di stampare, tra l&#8217;altro, anche discrete quantit\u00e0 di etichette da vino. Il processo consisteva nel disegnare un bozzetto da riprodurre su una pietra e far passare sopra quest&#8217;ultima il rullo inchiostrato: si potevano in questo modo ottenere diverse copie della medesima etichetta. Tuttavia, l&#8217;inventore dell&#8217;etichetta come oggi noi l&#8217;intendiamo, sembra sia lo svizzero Henri-Marc, proprietario della Maison De Venoge, che nel 1840 propose le proprie bottiglie di Champagne con etichette illustrate sul tipo di quelle odierne. Lo sviluppo dell&#8217;industria del vetro per bottiglie e l&#8217;estendersi delle vie di comunicazione, consentirono lo spostamento commerciale di un numero crescente di bottiglie da vino il che fece diventare sempre pi\u00f9 indispensabile l&#8217;impiego dell&#8217;etichetta anche a maggior garanzia del cliente. Le prime etichette erano infatti quasi sempre generiche, stampate su rettangoli di carta bianca e riportavano soltanto la tipologia del vino. Ora invece si rendeva necessario indicare anche il nome del produttore o dell&#8217;imbottigliatore quando non l&#8217;anno di produzione, scritti sovente a mano su etichette base sempre uguali. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, i primi utilizzatori di etichette furono i produttori piemontesi, fornitori di Casa Reale, ed i produttori siciliani. Nell&#8217;archivio storico di Santa Vittoria d&#8217;Alba, ad esempio, sono conservate ancora oggi alcune bottiglie di Vermouth &#8220;modernamente etichettate&#8221; della Cinzano e risalenti alla fine del 1700 ed agli inizi del 1800. Le etichette italiane dei XIX secolo, non esaltano in genere la qualit\u00e0 o l&#8217;unicit\u00e0 del vino, ma concedono ampio spazio alla fantasia e traggono spunto dalla vita contadina o dall&#8217;araldica, riproducendo stemmi o medaglie appartenenti alla famiglie produttrici: con il passare degli anni per\u00f2, l&#8217;esigenza dei produttori d\u2019identificazione dei propri prodotti, va sempre pi\u00f9 aumentando ed ognuno cerca, soprattutto nel campo dei vini liquorosi e fortificati, di realizzare etichette che mettano in bella mostra menzioni d&#8217;onore, medaglie, trofei e targhe guadagnate nel corso di esposizioni e fiere. Ovviamente i criteri di confezione delle etichette si differenziano nettamente a seconda che si producano vini di qualit\u00e0, liquori, vermouth o vini da pasto. Ne \u00e8 prestigioso esempio quello della Roman\u00e8e Conti, inarrivabile brand di Borgogna, in cui viene ribadita la regola secondo cui tanto pi\u00f9 il vino \u00e8 pregiato, tanto pi\u00f9 la sua etichetta deve essere essenziale: un quadrato bianco su cui in nero \u00e8 riportata, oltre alla semplice indicazione del vino, la firma autografata del gerente la societ\u00e0. All\u2019inizio del secolo scorso invece, cominciano ad apparire le etichette decorate: i paesaggi, i personaggi pittoreschi o faunistici, ai quali il decoro della Belle Epoque porta la sua ricchezza ornamentale. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-97099 alignleft\" src=\"http:\/\/www.eventiculturalimagazine.com\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/gggggggggggggggggggggggg-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"232\" height=\"300\" \/> Questo fino al 1950, anno in cui la legge impone un\u2019etichetta pi\u00f9 pedante, didascalica, molto chiacchierata, in cui la letteratura informativa appare sovente prolissa ed indefinibile. A partire dal secolo scorso invece, si afferma un nuovo processo di stampa che consente di presentare un cartellino che consocia i caratteri tipolitografici con il colore: la quadricromia. Qui il clich\u00e9 sostituisce la pietra. Attraverso 4 o 5 impressioni tipografiche si ottengono impasti di colori che conferiscono all\u2019etichetta una spetto smagliante. Ma le tecniche di stampa evolvono con grande velocit\u00e0 ed oggi esiste una gran variet\u00e0 di sistemi di realizzazione che utilizzano materiali i pi\u00f9 diversi (plastici, in alluminio, tessuti in pvc, etc\u2026) fino ad arrivare ad etichette che sembrano far parte integrante della bottiglia. Se \u00e8 vero che dalle loro realizzazioni settecentesche ad oggi, tutto o quasi \u00e8 cambiato, \u00e8 per\u00f2 rimasta immutata la necessit\u00e0 di far riconoscere la bottiglia attraverso un &#8220;segnale&#8221; accattivante e didascalico che resta tuttora ineliminabile: l&#8217;etichetta. Essa per\u00f2 (l\u2019etichetta), \u00e8 diventata nel corso del tempo, anche un mezzo per lanciare dei messaggi legati ai valori aziendali o per cercare di rappresentare sotto forma materiale, quello che \u00e8 il carattere del prodotto stesso trovando un compromesso tra la sua personalit\u00e0 ornamentale e le esigenze didascaliche imposte dalle normative di legge. Del resto, se anche l\u2019occhio vuole la sua parte, l\u2019abito con cui vestire le bottiglie di vino non pu\u00f2 essere sottovalutato ed oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8 divenuto anche un simbolo di riconoscimento aziendale che consente al consumatore di individuare immediatamente, attraverso la replicazione sempre uguale di alcuni \u201cpunti fissi\u201d al di l\u00e0 della fantasia (ad es. il nome dell\u2019azienda ed il suo simbolo oppure un font proposto sempre uguale), qual \u00e8 la Cantina produttrice. In un Mondo inoltre dove, ahinoi, siamo ancora lontani dalla consapevolezza conoscitiva del Vino e dei suoi criteri d\u2019acquisto (abbinamento, gusto personale etc\u2026), l\u2019estetica della bottiglia diventa anche un criterio di scelta. Come in ogni aspetto della vita, il Bello inevitabilmente (anche inconsciamente) regala positivit\u00e0 a situazioni o cose e se, come dicevamo all\u2019inizio di questo approfondimento, il Vino pu\u00f2 considerarsi una vera e propria \u201copera d\u2019arte qualitativa\u201d e come per ogni opera d\u2019arte, non avr\u00e0 mai un suo eguale tra i produttori (anche a parit\u00e0 di metodo di produzione e di uvaggio\u2026.il terroir fa qui la vera differenza), perch\u00e9 rinunciare alla bellezza del suo \u201cvestito\u201d che lo completa donandogli unicit\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019immaginario collettivo, quando si pensa ad un\u2019opera d\u2019arte, viene subito alla mente un quadro di un grande pittore o la magnifica realizzazione di un eccelso scultore. In realt\u00e0 le opere d\u2019arte possono assumere diverse sembianze e si pu\u00f2 assegnare questo epiteto all\u2019interno di molteplici settori. 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